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“Perfiloepersegno”: a Barumini l'arte dialoga tra innovazione e tradizione

“D” come Donna. È l’impronta indelebile lasciata nell’armonia delle opere esposte nella mostra perfiloepersegno che, fino al 27 Febbraio, aprirà nuovi orizzonti artistici grazie al connubio tra contemporaneo e cultura sarda. Donna, come l’artista sarda Jana’s a cui è dedicata la mostra, brava ad elaborare tradizione e arte contemporanea usando materiali che al giorno d’oggi potremmo definire “primordiali”. Donna, come la curatrice Anna Rita Punzo, capace di legare con un filo sottile il progetto espositivo all’espressività artistica, mettendo in risalto l’essenza prima ancora della spazialità.

Sono queste le premesse culturali che ci accompagnano in un viaggio alla scoperta, o meglio, alla riscoperta, di quelle radici artistiche che la giovane Daniela Frongia, classe 1981, ha saputo rielaborare attraverso il proprio bagaglio culturale ed esperienziale.

Al centro dell’esposizione non troviamo solo opere d’arte ma gli elementi che le compongono: tessuti, legno, fili e pigmenti sono testimonianze che divengono espressione artistica grazie all’idea, che si traduce in manufatto artistico attraverso il movimento manuale della Fiber Artist di San Gavino.

Ci sono numerosi spunti critici nell’arte di Daniela Frongia, uno di questi, però, cattura decisamente gli addetti ai lavori: l’opera d’arte non può essere misurata in dimensioni, ma in tempo: ogni trama lascia intravedere il tempo impiegato a tessere un drappo o una tela; il tempo che misura ogni filo e spiega dove tutto ha avuto inizio, ma non dove finirà. Il tempo che diventa memoria, legame, ricordo che torna ad essere attualità: non il passato che riemerge ma il presente che riparte.

Lo sguardo d’insieme sui manufatti genera contemplazione, silenzio: l’arte è il più alto esempio della capacità umana di trasformare un semplice oggetto in creatività universale. Per questo, le parole della curatrice, incarnano perfettamente il concetto chiave del modus operandi di Daniela Frongia, ossia “creare forme che imbastiscono dialoghi con il proprio universo interiore e il mondo che la circonda”

Se tradizione e innovazione sono gli antipodi che si incontrano, i fili che germogliano dai dipinti rappresentano la natura che crea spazio laddove non c’è; la forza della manualità artigianale cuce insieme visione moderna e dialogo con il passato non troppo recente. Perciò, lungo le sale che accolgono l’esposizione, l’artista racconta l’origine della vita e la sua evoluzione, uno spaccato di esistenza scandito attraverso i materiali comuni a tutti gli esseri umani sapientemente ridisegnati e ricollocati; il tempo, ancora lui, come filo conduttore che unisce la materia dalla nascita fino alla realizzazione dell’opera d’arte e ne asseconda il ritmo. In fondo, l’arte, cos’è? È il principio generatore di tutte le cose, è la vita che si tramanda attraverso forme riconoscibili da ognuno di noi; è quel filo sottile che lega gli esseri umani tra loro avvicinandoli al bello, che diventa visibile solo a chi va oltre le forma plastica e crea un rapporto empatico con l’oggetto.

Fonte: www.gazzettadelsulcis.it

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